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LUSSAZIONE ANCA


Questa lussazione, relativamente rara, necessita di un trauma violento che spiega la frequenza di lesioni associate che aggravano la prognosi immediata. La prognosi a lungo termine è spesso sfavorevole per la funzionalità articolare dell'anca. Nella lussazione detta «regolare» posteriore, la varietà più frequente, la testa del femore si è lussata indietro nella cavità coti Ioide a.
1°) Segni clinici.
In seguito ad un trauma violento (incidente di auto), il ferito avverte un vivo dolore e presenta una impotenza funzionale completa.
Può essere in stato di shock traumatico, con pallore, accelerazione del polso e abbassamento della pressione arteriosa; in questo caso si impone un trattamento d'urgenza e la determinazione del gruppo sanguigno.
• L'esame clinico del ferito, svestito con precauzione, permette spesso la diagnosi davanti ad un atteggiamento viziato dell'arto inferiore (in flessione, adduzione e rotazione interna):
— il ginocchio tocca la coscia opposta al di sopra della rotula;
— il piede è ruotato in dentro, riposa sul piede opposto;
— la testa del femore lussata è palpata in posizione anormale :
— al di sopra e all'indietro della tuberosità ischiatica, nella varietà ischiatica della lussazione posteriore;
— nella fossa iliaca esterna nella varietà iliaca; si accompagna inoltre ad un accorciamento notevole dell'arto inferiore;
— i movimenti di abduzione e la rotazione esterna sono impossibili.
Queste lussazioni sono dette regolari, perché uno dei robusti legamenti dell'anca (il legamento di Bertin) non è rotto .

 

• È indispensabile ricercare eventuali complicazioni immediate:
— oltre allo stato di shock traumatico, bisogna cercare altre fratture e lesioni viscerali associate in questi traumatizzati;
— complicazioni vascolari con la ricerca del polso distale e lo studio della temperatura locale;
— complicazioni nervose soprattutto: paralisi sciatica, con lo studio della sensibilità superficiale della gamba e del piede e eventualmente della mobilità; di essa il ferito dovrà essere avvertito;
— complicazioni ossee con Tesarne radiologico (frattura della rotula ecc.).
• Uesame radiografico è indispensabile, appena il ferito non è più in stato di shock: si deve mobilizzarlo con precauzione. Le radiografie del bacino, di faccia e sotto proiezioni complementari:
— confermano la lussazione: la testa femorale ha lasciato la cavità cotiloidea che è vuota; sarà così precisata la sua dislocazione esatta;
— rilevano una eventuale lesione ossea associata:
— una frattura del bordo cotiloideo;
— una frattura del bordo posteriore del tetto del cotile che, misconosciuta, esporrà all'instabilità della riduzione e alla recidiva della lussazione;
— una frattura dello stesso cotile che espone a complicanze gravi (artrosi dell'anca);
— una frattura della testa del femore.
2° Evoluzione.
Nelle forme non complicate, grazie a un trattamento precoce e corretto, l'evoluzione è favorevole in 2-3 mesi, con recupero completo. Dolori residui sono possibili.
Le complicazioni non sono rare e aggravano la prognosi:
- paralisi del nervo sciatico, o del tronco dello sciatico popliteo esterno, che può persistere e lasciare come postumo un piede «cadente»;
— rigidità articolare e amiotrofia, contro le quali si deve lottare con una rieducazione attiva e assidua;
— necrosi della testa femorale, tardiva, può rivelarsi parecchi mesi dopo la lussazione;
— artrosi post-traumatica dell'anca, infine, conseguenza delle fratture associate o di una necrosi della testa;
— un posto a parte merita la lussazione inveterata la cui riduzione ortopedica non è più possibile, perché i tessuti molli si sono organizzati intorno alla testa femorale in una «pseudo-articolazione».
3°Trattamento.
Il trattamento della lussazione posteriore recente senza lesione ossea comporta:
-- trattamento d'urgenza di un eventuale stato di shock.
 Poi, il più precocemente possibile, una riduzione della lussazione, in anestesia generale.
 Dopo il controllo radiologico della stabilità della riduzione, immobilizzazione con gesso cruropedidio per una quindicina di giorni.
• Sarà intrapresa rapidamente una rieducazione muscolare e articolare attiva e assidua. II cammino con appoggio sarà autorizzato generalmente dopo 5-6 settimane.
In caso di lesione ossea associata, se la riduzione ortopedica è incompleta e instabile, sarà necessario un intervento chirurgico per fissare il frammento.